Un segreto ben custodito

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AUTOSCONTRO GENERAZIONALE

AUTOSCONTRO GENERAZIONALE

Cat Steven – Father and son

I raggi del sole tagliano le vetrate dell’ufficio creando un corridoio luminoso, tunnel ascensionale per le particelle di polvere che concludono il loro viaggio sul pavimento di gres. Vincenzo, magro, sui sessant’anni, pelle del viso fresca di rasoio, incespica con le dita nodose sulla tastiera del computer. Di fianco all’anziano collega, Paride, più in carne e pelato, sfoglia un mucchio di fatture raccolte in una pila spessa quanto un dizionario. L’indice della mano destra cattura i fogli con rapide carezze e li accompagna verso la sinistra dove rimangono imprigionati. Un risucchio di saliva, e il dito è pronto a ghermire un altro foglio.
Nella stanza c’è puzza di muffa e sudore stantio, ma nessuno ci fa più caso. Un condizionatore dai filtri sporchi raffredda l’ambiente con gettiti d’aria gelida. Di fianco, il faccione accigliato di Mussolini, stampato sulla prima pagina del “Calendario storico 2008”, sembra sorvegliare gli impiegati affinché non sgarrino con i conti.
Una BMW X3 varca il cancello d’ingresso trascinandosi dietro un nuvolone bianco. La carrozzeria blu metallizzato proietta bagliori che accecano.
Vincenzo alza la testa per un attimo e getta un’occhiata a un orologio al quarzo sulla cui scocca è impressa la ragione sociale della ditta: “Marcelo Restaino & Figli S.n.c.”; l’errore ortografico, gentile omaggio di un’agenzia pubblicitaria fallita da un pezzo. Sono le quindici, si sta facendo tardi, pensa Vincenzo, che subito torna a battere sui tasti scuotendo la testa: lui non vuole problemi. No di certo.
La BMW parcheggia davanti agli uffici. Lo sportello si apre e scende Gabriele Restaino, uno dei due “Figli S.n.c.”. Trent’anni, scarpe nere lucide, tutto in tiro nel suo completo di lino grigio scuro, entra fischiettando il celebre motivetto della Carmen: l’amour est fi fi fi fi…
Paride gli si fa incontro: È tua?
Bella, vero?
Deve costare una barca di soldi.
Ce la scarichiamo dalle tasse e recuperiamo l’iva. Ci costa la metà, in pratica. E l’azienda ci guadagna in immagine.
Ci guadagna lui, rimugina Vincenzo tra sé e sé.
Proprio in quel momento arriva un’altra macchina. Paride si precipita al lavoro. Gabriele serra labbra e pugni. Vincenzo torna a battere sui tasti con maggiore energia. È la Golf bianca di Marcello Restaino, la vernice scrostata in più punti. Un fumo nero esce dallo scarico e si mescola con la polvere del piazzale dando vita a una strana miscela grigia. La targa è una di quelle che iniziano con la sigla di una provincia: FR. Marcello comprò l’automobile quando ancora viveva a Frosinone, quindici anni fa. Prima di spegnersi, il motore della Golf brontola per un po’. Gabriele cerca un’occhiata di conforto. Vincenzo non ricambia lo sguardo – lui non vuole problemi –, Paride abbozza un sorriso.
La porta si spalanca, il capo fa il suo ingresso.
Ciao, pà.
L’uomo strizza gli occhi. Gabriele, mani in tasca, stringe con una il cellulare e con l’altra il mazzo di chiavi. Paride finge di leggere documenti. Vincenzo continua a battere sulla tastiera. Nessuno fiata. Dopo un attimo di esitazione, Marcello prende le sigarette dal taschino della camicia. Ne accende una. Continua a guardare il figlio. Gabriele cerca di sostenerne lo sguardo. Paride alza gli occhi su di loro, li riabbassa subito. Vincenzo continua a battere sulla tastiera: non sparare sul pianista, prego.
Marcello Restaino fa un paio di boccate, poi dice: Qui non ce la voglio.
Non costa tanto, pa’, e poi l’immagine al giorno d’oggi conta molto… A Milano si ragiona in un’altra maniera, non è come giù.
Finché ci sono io, l’immagine dell’azienda sarà la mia Golf scassata.
Mantiene gli occhi fissi sul figlio. Poi getta la sigaretta sul pavimento e la calpesta. Esce dall’ufficio: Io sono in fabbrica.
Paride si alza, prende la scopa e raccoglie la cicca da terra. Torna a sedersi, in silenzio.
Gabriele, la testa bassa, rosso in viso, non si muove.
Il ragioniere continua a battere sulla tastiera. Lui, problemi non ne ha mai voluti.

 

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