Un segreto ben custodito

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JITTERBUG WALTZ

JITTERBUG WALTZ

Herb Geller – Jitterbug waltz

La finestra della camera d’albergo dava sulla spiaggia.
Era stato Bernardo a pretenderlo, facendo valere, per una volta, la sua posizione di dirigente.
Micol, sdraiata su un fianco, osservava le barche a vela che attraversavano lo scorcio di mare visibile tra gli scuri socchiusi.
Un mare così azzurro non l’avevo mai visto, disse. Nemmeno a Genova.
Non saprei, rispose lui cingendole un fianco con un braccio e carezzandole il ventre.
Mi mette il broncio, direttore?
Ho solo bisogno di un caffè.
Da qualche minuto l’andirivieni nel corridoio dell’albergo era cessato. Tutti i partecipanti al dibattito organizzato dall’ABI si erano ritirati nelle proprie stanze, approfittando della pausa pomeridiana. Un silenzio scomodo sembrava stringere i due amanti, come una coperta troppo ruvida.
Mio padre mi sta rendendo la vita impossibile, disse Bernardo. Ho il sospetto che sia venuto a sapere di noi.
Perché, sei ancora convinto che gli si possa nascondere qualcosa dentro la Banca?
Non lo so. Sarebbe bello. Ho sempre avuto l’impressione che mi tratti come un sottoposto. Non ricordo nemmeno più quando eravamo solo un bambino e il suo papà.
Chiudi gli occhi, disse allora Micol. Il mondo può essere molto diverso da come lo vedi.
Bernardo Spina spostò la mano sull’anca della giovane collega e con l’indice seguì la linea della coscia. Era bianca e liscia, e a lui sembrò che quella pelle avesse a che fare con la luna e le tenebre piuttosto che con il sole e il mare.
Non credo possa funzionare. Qualunque cosa faccio, il mio mondo torna sempre a bussare, prima o poi.
Sapevi che mio padre è stato rapito quando ero una bambina?
Bernardo scosse la testa: Come potevo saperlo?
Be’, è una storiella che gira tra quelli delle Risorse Umane.
Ed è vera?
Restò prigioniero per tre giorni. Poi mia madre trovò il modo di pagare il riscatto, e lui tornò a casa.
Micol si rannicchiò su se stessa come colta da un brivido di freddo. A Bernardo ricordò uno di quegli insetti che, impauriti, si rinchiudono in una sfera.
Perché mi hai raccontato questa storia?
Non lo so. È solo che mio padre, allora, aveva la tua età.
Vuoi ricordarmi che sono vecchio? O che dovrei smetterla di sentirmi sempre in trappola? In ogni caso, non credo ci sia qualcuno disposto a pagare il mio riscatto.
Non era sicuro di aver compreso. Conosceva Micol e sapeva che nelle sue parole c’era quasi sempre un sottotesto da decifrare. Si rabbuiò.
Manca poco al rientro in sala, disse infine.
Non avere fretta. Rallenta il tuo tempo interiore, lo farà anche quello fuori.
Vorresti fermare il tempo e restare qui all’infinito?
Se il tempo non scorresse, non avrebbe alcun senso la parola infinito.
Bernardo la baciò sulla schiena, le scostò da un lato i lunghi capelli neri e le mordicchiò il collo. Qui e ora è stupendo, comunque, sussurrò.
Micol si girò e affondò la nuca sul cuscino un po’ troppo alto. Bernardo fece lo stesso e le prese la mano. Restarono sdraiati, uno di fianco all’altra, senza parlare, per un tempo che a lui parve lunghissimo. Una ventata improvvisa spalancò gli scuri, illuminando la stanza. L’aria nuova sapeva di sale. I contorni degli oggetti acquisirono una concretezza così brutale che Bernardo provò un attimo di smarrimento.
Non ti ho mai chiesto se sei stata sposata.
Non lo farò mai. Io amo solo me stessa. Questo è meglio che tu lo sappia fin da subito.
Bernardo pensò per un momento a sua moglie e al piccolo Alessandro, già così ribelle, così diverso da lui. Poi gli venne in mente una melodia triste. Aveva ben impresso nella mente il fruscio di quel disco che faceva da sottofondo alle note suonate da un organo, ma non riusciva a ricordare il nome dell’autore né tanto meno il titolo della canzone. Si ripromise che l’avrebbe cercato, una volta tornato a casa.

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