Un segreto ben custodito

Acquista il nostro romanzo su Amazon.it
PARTITA A SQUASH

PARTITA A SQUASH

Gabriele Restaino, in procinto di lanciare in aria la pallina nera da squash e colpirla con tutta la forza di cui può disporre nel finale di una partita tesa ed equilibrata che lo vede comunque in svantaggio, come un piccolo Creatore nell’istante appena precedente all’esplosione di un Bing Bang sta per mettere in moto una serie di eventi di cui adesso è responsabile, sì, ma di cui quasi subito perderà il controllo. La piccola sfera dagli occhi gialli, schiaffeggiata dal piatto della sua racchetta, si deforma in maniera impercettibile, roba di pochi millimetri, poco prima di filare dritta come un minuscolo disco volante verso il muro che all’impatto ne assorbirà parte dell’energia e la rispedirà verso Giuseppe Sarausa, assicuratore, un po’ più in là con gli anni rispetto all’avversario ma dotato di un fisico invidiabile, il quale, fermo in posizione d’attesa, con in pugno la racchetta che la figlia Caterina gli ha comprato su Amazon a 99,99 euro per un compleanno o un onomastico o chissà quale altro avvenimento, la vedrà, per l’infinitesima frazione temporale che trascorre tra l’urto sul muro e il cambio repentino di direzione, come se si fosse arrestata in un fermo-immagine, e infine sferrerà un tremendo rovescio, ribaltando la situazione di pericolo e lasciando adesso lo sfidante nella scomoda posizione di doversi difendere e contrattaccare.
La risposta di Restaino, imprenditore edile scaltro, dall’etica incerta e dalle amicizie di dubbia provenienza, però è infida, e coglie Giuseppe in contro tempo. Il giocatore, che è in là con gli anni, sì, ma che ha ancora una muscolatura agile ed elastica, spingendo sull’avampiede sinistro scatta di lato, evita l’avversario – che all’ultimo momento fa un balzo all’indietro – e dopo aver osservato con sguardo fermo la pallina sbattere sul pavimento, poi sulla parete di destra, quindi sul vetro, allunga la racchetta in un ultimo spasmo atletico e colpisce quasi alla cieca; il colpo che ne viene però non è secco: le corde tagliano la palla facendola roteare su se stessa in una lenta parabola; un numero da artista, che costringe Gabriele a scattare in avanti in uno sprint da restare senza fiato. Ed eccolo, allora, l’imprenditore quarantenne, spregiudicato, muovendosi con gesti eleganti, un occhio semichiuso per lo sforzo, mentre usa il dorso della mano sinistra per catturare le gocce di sudore che dall’estremità di un ciuffo ribelle gli stanno per finire sugli occhi, chinarsi, aprire il braccio destro e lasciarlo andare con rabbia, agganciando la palla a pochi centimetri dal pavimento e facendola schizzare di nuovo a velocità supersonica; e subito dopo di nuovo correre, a perdifiato, per riprendere la posizione corretta e non scoprirsi a inevitabili azioni controffensive che ne minerebbero la stabilità, emotiva prima ancora che fisica, perché questo è il punto che potrebbe dare la vittoria al contendente o regalare a lui un pareggio che ribalterebbe la situazione in suo vantaggio.
È in quell’ultima corsa, folle e disperata, che voltandosi verso la parete di vetro scorge la presenza di una donna, che forse è lì per lui, oppure guarda la partita in maniera distratta per ingannare il tempo; è magra, indossa un vestito rosso che lascia scoperte le gambe e le braccia, mettendo in risalto la pelle bianca. L’occhio di Restaino, sensibile alle beltà femminili, registra tutti questi particolari in pochi attimi, prima di riportare la concentrazione sulla nuova risposta di Gabriele, che non sembra scalfito dalla fatica e pare che danzi sul parquet. Dunque, ancora uno scatto, schiena bassa, rischiando di scivolare e cedere così la partita facendo pure una magra figura con la signora che forse è ancora lì e lo sta guardando; ancora l’estrema elongazione del braccio, di cui la racchetta diventa parte e prolungamento. Con un rapido movimento del polso riesce a trovare la pallina, che adesso batte contro il muro e dopo aver toccato terra danza incerta tra la parete laterale e quella di vetro prima di venire calamitata dalla racchetta di Giuseppe Sarausa, assicuratore, la cui figlia lui reputa un po’ strana, ma tutto sommato meglio di altre – non si può mica avere tutto –, che non si lascia sorprendere e anzi è lui che sorprende l’avversario, se non altro per la prontezza di riflessi e la forma invidiabile con cui si avventa sulla pallina, che una volta frustata quasi non si solleva da terra e procede rasente il pavimento.
Gabriele, l’imprenditore, figlio a sua volta di imprenditore morto suicida, si lancia ancora in avanti come se da quel punto dovesse dipendere il suo sogno di rivalsa e riscatto sociale, seguendo la palla nera con i due puntini gialli che prosegue la sua strana traiettoria lontano da lui, dove solo con un ultimo colpo di reni e un tuffo può arrivare, in un ultimo disperato tentativo di agganciarla dal basso verso l’alto come per uncinarla con la sua racchetta acquistata in un costoso negozio sportivo di Corso Buenos Aires a Milano.
Un tonfo. La palla tocca terra mentre Gabriele finisce con una spallata addosso alla parete. Punto, set, match. Uhhh uh, grida Giuseppe vedendo Gabriele a terra, supino. Esausto. Non c’è pietà per i perdenti, è così che gira il mondo, è così che gira sui campi di squash di Monza da quaranta euro l’ora. Quando infine arriva anche il momento della sportività, e Giuseppe si avvicina con la sua mano sudata, leggermente tremula e la porge a Gabriele, aiutandolo a rialzarsi e dice: Bella partita, questi risponde: Solo fortuna, e mugugnando all’improvviso si ricorda di quella donna che assomigliava così tanto a Micol Nera e che adesso sembra essersi dileguata, lasciandolo solo a leccarsi le ferite e con l’incombenza di dover pagare da bere al vincitore che dinanzi all’ingresso degli spogliatoi lo sta ancora sbeffeggiando.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: