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Rayuela o Il gioco del mondo di Julio Cortázar

Rayuela o Il gioco del mondo di Julio Cortázar

RAYUELA

di Julio Cortázar

 

 

Valutazione: 8 palloncini su 10

 

 

Avevo già letto questo libro. Due volte. Diversi anni fa. Lo avevo trovato ostico, complicato, noioso. Non riuscivo a capirlo. E mi ero sempre portato dentro questo cruccio.

Poi, lo scorso 26 agosto, giorno del mio compleanno, scopro che è anche il giorno della nascita di Julio Cortázar. E il cruccio che si era assopito torna a farsi sentire.

Decido allora di riprendere il libro per la terza volta.

C’è un tempo per tutto, probabilmente è così. È una regola che a quanto pare vale anche per i libri.

Non pensate difatti di poter leggere Rayuela in un momento qualsiasi della vostra vita. Nel migliore dei casi, chiudereste il libro dopo i primi salti di capitoli e non ne vorreste più sentir parlare. Nel peggiore, andreste avanti come degli zombie che a ogni costo devono portare a termine il loro macabro pasto.

Per leggere Rayuela occorre che vi regaliate dei momenti (molti, moltissimi e tremendamente lenti) di solitudine. E che in tali momenti vi abbandoniate a una lettura ostica e disperata. Ma se riuscirete a farlo, ecco che il libro vi si paleserà in tutta la sua bellezza.

Un’altra cosa. Non abbiate la presunzione di voler capire tutto. Non è possibile. Io, perlomeno, non ci sono riuscito. Sono talmente tante le citazioni, tanti gli argomenti trattati — e tutti di alto livello e notevole difficoltà — che pretendere, o solamente sperare, di comprendere ogni cosa è un atto di presunzione che paghereste a caro prezzo.

Se volete un consiglio, affrontate il libro rigo dopo rigo, pagina dopo pagina. Evitate lo scontro diretto. Non fossilizzatevi sui singoli capitoli e aspettate di avere di Rayuela un visione d’insieme. Solo così, io ho potuto leggerlo. E goderne.

Rayuela, conosciuto anche con il titolo Il gioco del mondo è il romanzo più famoso di Julio Cortàzar ed è considerato per la letteratura ispano-americana ciò che l’Ulisse di Joyce è per la letteratura europea.

Sin dal principio, l’autore cerca di rompere gli schemi. Il libro infatti può essere letto in due modi: quello tradizionale, dalla prima pagina in poi, fino al capitolo 56, e quello proposto dall’autore, partendo cioè dal capitolo 76 e saltando di capitolo in capitolo secondo uno schema riportato all’inizio del libro e riproposto alla fine di ogni capitolo.

Nel primo caso, si lasciano fuori più di duecento pagine che, a questo punto, sarebbe abbastanza inutile leggere, perché risulterebbero quasi del tutto incomprensibili. Nel secondo caso, si salta unicamente il capitolo 55 che, però, viene riproposto, seppur in modo differente, in un altro capitolo.

Tutto il romanzo è incentrato sulla figura estremamente complessa di Horacio Oliveira, un argentino emigrato a Parigi.

Horacio ha una relazione con Lucia, uruguaiana, anch’essa emigrata, che lui chiama la Maga. La prima parte del libro ruota attorno a questa relazione, tra chiacchierate filosofiche e letterarie, musica jazz, aneddoti grotteschi e drammatici.

La Maga è un personaggio molto singolare: come detto, è originaria dell’Uruguay e ha un figlio che chiama Rocamadour. Sin da subito è chiaro che non è adatta a fare la madre. Lucia è adatta solo a fare la Maga.

Per di più, l’oggetto del desiderio fisico e intellettuale di Oliveira è tanto vicino fisicamente, quanto lontano intellettualmente. La donna appare infatti inadeguata ai discorsi che l’uomo tiene coi suoi amici colti. Ha sempre bisogno di una seconda spiegazione, e nonostante la buona volontà dà sempre l’impressione di non riuscire ad afferrare qualcosa. Pur tuttavia, è chiaro a chiunque che solo lei, così lenta nell’afferrare i principi della filosofia, della fisica, della letteratura e della pittura, è in grado affrontare la vita con una leggerezza e una sospensione di incredulità tipica dei bambini. Ed è proprio questa caratteristica a renderla irraggiungibile.

La Maga è l’unica, per usare la metafora di Cortazàr, in grado di giocare al gioco del Mondo. Di spostare dunque con leggiadria il sassolino da una casella all’altra e di raggiungere il Cielo mentre tutti gli altri sono pesantemente ancorati a Terra.

Nella seconda parte del romanzo, Horacio fa ritorno in patria e inizia a vivere con un suo vecchio amico, Traveler, e la moglie di questi, Talita, che sin dal principio gli ricorda la Maga (nel frattempo scomparsa chissà dove). Il continuo vaneggiamento masochistico di Horacio — pericoloso per sé e per chi gli sta attorno — lo condurrà presto a uno stato di lucida follia dal quale non riuscirà a riprendersi.

Tutto questo è inoltre condito da citazioni, appunti, poesie, versi e trascrizioni che devono essere visti come il tentativo di Cortàzar (per mezzo del suo alter ego, lo scrittore Morelli, personaggio di fantasia), di rivoluzionare la letteratura e di dar vita a una nuova creatura che rigetti ogni compromesso letterario con il lettore. Come la Maga, anche questo tipo di letteratura è tanto vicino quanto irraggiungibile, perché forse non può essere compreso, ma soltanto vissuto.

La Maga, Talita e la Letteratura rappresentano il Cielo, ovvero l’ultima casella del gioco del mondo, che Horacio non può fare altro che ammirare dal luogo in sui si trova, ovvero dalla prima casella, la Terra. Dalla quale non riesce staccarsi.

 

Insomma, a mio parere un grande romanzo. Merita un voto alto, 8 palloncini su 10.

Non mi sento di dargli di più a causa forse dei miei limiti, che non mi hanno permesso di comprenderlo a pieno.

Magari arriverà anche il tempo della quarta lettura, chissà.

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