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LA GABBIANELLA E IL GATTO CHE LE INSEGNÒ A VOLARE di Luis Sepulveda

LA GABBIANELLA E IL GATTO CHE LE INSEGNÒ A VOLARE di Luis Sepulveda

 

Valutazione: 8 palloncini su 10

 

Ho iniziato a leggere questo romanzo breve con un po’ di titubanza. L’ho letto, in effetti, a mia figlia di 4 anni, nell’arco di una manciata di notti, in attesa che si addormentasse. Era il periodo in cui la bambina mi costringeva a vedere almeno una volta al giorno il film d’animazione realizzato da Enzo D’Alò, film che, per inciso, mi è piaciuto molto e che già avevo visto al cinema quando uscì, una caterva di anni or sono. Per questo, leggere il racconto dal quale era stato tratto il film credevo potesse essere noioso, conoscendo la storia a menadito.

E invece il libro mi ha sorpreso più volte.

Intanto è scritto benissimo, con uno stile leggero e ironico, sempre sospeso tra il racconto fiabesco e l’allegoria.

Poi, non c’è niente da fare: lo spunto iniziale, di questo gatto grande e grosso chiamato a insegnare l’arte del volo a una piccola gabbianella, non mi lascia mai indifferente, per quante volte ne abbia abbracciato la storia.

Infine, il libro è molto diverso dal film, ma sarebbe più corretto dire il contrario. Per esempio: nel film un ruolo fondamentale è assunto dai topi, veri e propri antagonisti (e ci mancherebbe) dei gatti del porto. Ma nel libro, i topi hanno un ruolo piuttosto marginale. In secondo luogo, mancano alcuni personaggi, come il gatto Pallino, sostituito nel libro dallo scimpanzé Mattia, che si rivela un personaggio più azzeccato e interessante (nonostante anche Pallino non sia male).

In definitiva, ho avuto l’impressione che il film sia stato un po’ addolcito rispetto al libro, forse perché destinato a un target ancora più giovane. Il libro è a tratti duro, in alcuni casi quasi violento, ma sempre e comunque attraversato da una vena dolce e lirica. Mi è parso, infatti, che il film abbia voluto un po’ semplificare la storia narrata da Sepulveda, e il modo in cui lo ha fatto. Perché, ripeto, probabilmente destinato a un pubblico di bambini, mentre il libro mi pare più adatto a ragazzi tra i 6 e i 13 anni (oltre che ai vecchi che si sentono ancora giovani).

Poi, c’è quella poesia di Bernardo Atxaga, che per fortuna nel film hanno deciso di mantenere, che trovo meravigliosa, nella sua semplicità:

Tutti i pomeriggi

si radunano i gabbiani

davanti alla stazione ferroviaria:

Lì ripensano ai loro amori.

Nel loro libro di memorie

due fiori di sandalo:

uno segna la pagina dei ponti,

l’altro quella dei suicidi.

E conservano anche una fotografia

del mendicante che, una volta, trasportava

gli scarti del mercato.

Ma il loro piccolo cuore

lo stesso degli equilibristi –

per nulla sospira tanto

come per quella pioggia sciocca

che quasi sempre porta il vento,

che quasi sempre porta il sole.

Per nulla sospira tanto

come per l’interminabile

continuo mutare

del cielo e dei giorni.

Bella, vero?

Nel libro la troviamo citata verso la fine. Il film, invece, quasi si apre con questi versi. In entrambi i casi, sembra voler segnare i confini della storia, come ad avvertire il giovane lettore che, per credere in quello che leggerà o in quello che ha letto deve aprire il proprio cuore, trattenere il fiato come fanno gli equilibristi ed essere pronto a spiccare il volo.

Un film bello. Un libro molto bello. Che rileggerò a mia figlia, e poi anche a mio figlio. Più e più volte. Perché anche il loro cuore possa aprirsi al delicato volo degli equilibristi e dei gabbiani. E, perché no, per avere io stesso l’occasione di rileggerlo.

 

 

Genere: narrativa per ragazzi.

Tempo di lettura: 3 sedute da un’ora ciascuna.

Valutazione: 8 palloncini su 10

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