Un segreto ben custodito

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LE FINESTRE DI FRONTE, di Georges Simenon

LE FINESTRE DI FRONTE, di Georges Simenon

 

 

Valutazione: 7 palloncini su 10

 

Oltre a questo romanzo, di Simenon ho letto, per ora, solo il bellissimo “I fantasmi del cappellaio”. La sua è una biografia sconfinata e, davvero, non si sa da dove iniziare. Qualche settimana fa, mi trovavo in libreria e, per puro caso, ho posato gli occhi sulla copertina misteriosa di questo libro dal titolo molto bello, che peraltro mi ha subito ricordato un film di Oztepek. Ne sono stato attratto, neanche fosse lui calamita e io ferro o viceversa, e la sera stessa ho dovuto interrompere la, laboriosissima, lo ammetto, lettura di Infinite Jest per iniziare a leggerlo.

Beh, è stata una buona lettura.

Intanto, si tratta di un piccolo libro (specie se confrontato al romanzo di Foster Wallace di cui sopra!). Inoltre, lo stile di Simenon è talmente semplice ed efficace che le pagine scorrono via che è una bellezza.

Il libro racconta alcuni giorni della vita di Adil Bey, console turco chiamato a sostituire il suo predecessore, misteriosamente morto, nella città portuale di Batumi, sul Mar Nero, nell’Unione Sovietica della fine degli anni ’20.

L’uomo si accorge subito che qualcosa non va. Vieni visto da tutti con sospetto. Gli unici che lo trattano senza una certa indifferenza sono gli stranieri che però si comportano in modo molto strano: vivono a Batumi come se si trovassero ancora nel loro Paese di origine, isolandosi nel lusso e ripagando l’indifferenza degli autoctoni con altrettanta indifferenza verso la loro triste sorte.

Sì, perché la gente di Batumi vive in condizioni di estrema povertà. Le scorte alimentari sono frazionate e vengono consegnate ai cittadini direttamente da rappresentanti del Governo locale, solo che si tratta di scorte molto limitate, con la conseguenza che la gran parte della popolazione soffre la fame.

Nonostante il degrado e la sofferenza, però, nessuno protesta. Anzi, tutti accettano con fatalismo il proprio destino. Sanno che è inutile porsi contro il potere, un potere che ha occhi e orecchie dappertutto.

Così vive Sonia, la segretaria di Adil Bey.

Lui si innamora di lei, riesce ad averla facilmente, ma la sente sempre distante. Lei sembra messa lì, nel suo letto, per dovere verso la Patria e per controllarlo.

Più passano i giorni, più Adil Bey si sente a disagio. In un mondo che non accetta e dal quale non viene accettato, tutta quell’inerzia, quell’indifferenza da parte di un popolo sofferente gli sembrano assurde. Gli fanno rabbia, addirittura, perché non riesce a comprenderne la ragione. Inoltre, si sente poco bene e più passa il tempo, più si sente male, tanto che inizia a sospettare che vogliano avvelenarlo.

Il romanzo di Simenon è claustrofobico.

L’azione si svolge interamente in questa città portuale, ma lo spazio in cui il protagonista riesce ad agire e a interagire è ancora più limitato. Dopo ogni pagina, quello spazio sembra sempre più compresso, fino a stringerglisi addosso e ad aderire perfettamente alla sua persona, quasi fosse una seconda pelle, di un colore più scuro. Così, anche se Adil Bey va da una parte all’altra di Batumi, la sensazione è che rimanga sempre nello stesso metro d’aria e che quest’aria, a poco a poco, si faccia sempre più rarefatta.

Nonostante il romanzo sia piuttosto breve e lo stile dell’autore renda la lettura veloce, a un certo punto si avverte la pesantezza di una vicenda con pochi sbocchi. Per quanto il personaggio principale sia costruito molto bene, il punto di vista bloccato dà l’impressione di una trama ristagnante, e l’interesse, specie nella parte centrale, sfuma. Sul finale, in seguito ad alcune svolte, l’interesse torna a crescere e con esso l’amarezza per una vicenda tanto incredibile quanto ispirata alla realtà di certi regimi passati e attuali.

 

Genere: mainstream con punte di giallo.

Tempo di lettura: 4 sedute da un’ora ciascuna.

Valutazione: 7 palloncini su 10

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