Un segreto ben custodito

Acquista il nostro romanzo su Amazon.it
INFINITE JEST di David Foster Wallace

INFINITE JEST di David Foster Wallace

 

Valutazione: 10 palloncini su 10

 

Diciamo che c’è un filo.

Tu inizi a seguire questo filo e fin qui tutto bene.

Poi, d’improvviso, compare un altro filo e tu inizi a seguire anche quello. Nessun problema.

Dopo un po’, i fili diventano decine.

Non solo. A poco a poco, iniziano ad attorcigliarsi. In breve, ti accorgi che stano formando un gomitolo. Un’enorme palla intricata in cui ti sembra di non riuscire più a raccapezzartici. Una matassa che a un certo punto devi pure iniziare a svolgere, pensi, ma hai l’impressione che sia un’impresa improba. Inizi a pensare di aver saltato punti importanti (magari una delle quasi 400 note che l’autore ha voluto, bontà sua, inserire a corredo dell’opera), di aver sottovalutato l’importanza di certi passaggi, di esserti assopito proprio nel punto in cui tutto si sarebbe spiegato.

Ti scoraggi. Inizia a farsi difficile ritrovare il filo conduttore. Vorresti lasciar perdere. Ma sarebbe un peccato, in fondo sei giunto fino a qui. Insisti, con riluttanza. Vai avanti, facendoti violenza su occhi e palpebre. Metodo Ludovico. Imprechi. Nello stesso tempo, ti dici, avresti già letto almeno tre romanzi. Sospiri. Sbuffi. Sonnecchi.

Poi, a un certo punto, d’improvviso, come una visione magica, individui il capo di un filo (magari proprio in una di quelle 400 note…). Inizi a tirarlo. In principio viene via con difficoltà, poi sempre più facilmente e celermente. Ecco un altro filo. Inizi a tirare pure quello. Ne trovi un altro ancora. E un altro. E un altro. E un altro. In breve ti accorgi di aver ritrovato tutte le decine di fili che credevi di aver perso. Inizi a chiederti: e ora, che ci faccio con tutti questi fili? Quasi ti rassegni all’idea di dover concludere decine di storie, che sia impossibile riunificarle tutte in un unico filo conduttore. Poco male, pensi. Almeno non hai abbandonato la lettura. Almeno saprai come vanno a finire queste storie. Almeno non ne esci sconfitto, fisicamente e soprattutto moralmente. Poi, come nei fili dei maghi, ti rendi conto che tutti i fili che ti ritrovi tra le mani sono in realtà un unico filo. Senza che neanche te ne sia accorto, si sono tutti fusi in un unico, infinito filo.

Ecco, questo è Infinite jest.

Riassumere la trama, come si può immaginare, non è per niente semplice.

Tutto il romanzo ruota attorno a un mediometraggio – realizzato da James Orin Incandenza, soprannominato “Lui in persona” o anche “La cicogna matta”, regista amatoriale di film di culto –, intitolato, per l’appunto, Infinite jest.

Si tratta di un film che indurrebbe lo spettatore in uno stato di incoscienza e lo costringerebbe a desiderare nient’altro che continuare a vedere la stessa pellicola all’infinito, senza più preoccuparsi di mangiare, bere o dormire, fino dunque al completo disfacimento psichico e fisico, e alla morte.

Il romanzo è ambientato in un futuro non troppo distante dove gli anni sono sponsorizzati da prodotti commerciali. I governi necessitano di denaro per provvedere allo smaltimento di rifiuti di vario genere, e hanno pensato bene di guadagnare dalla sponsorizzazione degli anni. Così, la maggior parte della storia si svolge in APAD (Anno del Pannolone per Adulti Depend), mentre secondo una cronologia abbastanza precisa degli anni, rinvenuta per caso in uno dei capitoli del romanzo, ci sono anche l’Anno di Glad, l’Anno dei Cerotti Medicati Tucks, l’Anno della Saponetta Dove in Formato Prova, l’Anno della Lavastoviglia Silenziosa Maytag, eccetera. Tanto che il tempo ormai si divide tra a.s. e p.s., ovvero, ante-sponsorizzazione e post-sponsorizzazione. Folle, vero? Non è niente, ancora.

Il principale problema di questo futuro distopico è, come si può immaginare, la sovrapproduzione di immondizia, nozione che comprende anche rifiuti di una certa pericolosità. La preoccupazione dei Capi di Stato, dunque, è cercare di sbolognare i propri rifiuti agli Stati vicini.

Così, accade che gli Stati Uniti – che nel frattempo hanno annesso l’America Centrale e il Quebec, formando un super stato intitolato significativamente ONAN –, vogliano restituire al Canada la “Convessità”, una zona del Quebec che hanno per anni usato come discarica, e divenuta assai pericolosa a causa della presenza di rifiuti altamente tossici.

Gli abitanti del Quebec sono, come è facile intuire, abbastanza incazzati per tutta la situazione che si è creata. Così sono sorti diversi gruppi separatisti, tra i quali il più efferato è l’AFR, ovvero gli Assassins des Fateuils Rollents, una cellula terroristica composta esclusivamente da assassini su sedie a rotelle (e vi invito a non perdervi una certa noticina di una decina di pagine che racconta come sia nata questa cellula e quale sia il rito di iniziazione…) che non solo combatte per l’indipendenza del Quebec (dall’ONAN e pure dal Canada), ma che vuole farla pagare, e pagare cara, agli USA. Gli AFR sono così letali che l’espressione “udire un cigolio” è entrata nel linguaggio comune dell’immaginario di Infinite jest per indicare una morte imminente e cruenta.

E qual è il mezzo che gli AFR individuano per portare a termine la loro vendetta? Ma proprio la cartuccia di Infinite jest, l’intrattenimento. Solo che nessuno sa dove si trovi il master di questa cartuccia.

Ecco allora che si sviluppano altre due trame.

La prima è incentrata sull’ETA, un’accademia di giovanissimi tennisti fondata proprio dall’autore di Infinite jest, James Orin Incandenza, e ora guidata dalla moglie di lui, l’enigmatica Avril, soprannominata “La Mami”, e frequentata dai due loro figli, il geniale Hal, numero 2 nel ranking dei tennisti under 18, e il mite Mario, un ragazzo deforme a cui tutti vogliono bene e che ha sviluppato una viscerale passione per il videomaking facendo da assistente al padre.

La seconda è incentrata sulla ENNET HOUSE, una casa di recupero dalle tossicodipendenze, situata a brevissima distanza dall’ETA, e frequentata dalla bellissima Joelle, la protagonista del film Infinite jest.

In tutto questo c’è anche da dire che:

  • James Orin Incandenza si è suicidato infilando la testa dentro a un forno a microonde e compare nel romanzo più che altro come fantasma o all’interno di flashback;
  • Joelle è stata la ragazza di Orin, il terzo figlio di James, aspirante promettente tennista poi esploso come giocatore di football, che l’ha lasciata non potendo sopportare l’adorazione che il padre mostrava nei confronti di lei;
  • Marathe, uno dei principali esponenti degli AFR, sta portando avanti un triplice gioco, facendo credere agli AFR che sta facendo credere a servizi segreti americani di stare tradendo il Quebec;
  • altre decine di personaggi muovono la storia in una girandola sconvolgente di eventi;
  • nella Convessità vengono avvistati giganteschi neonati vampiri, alti come palazzi, frutto delle mutazioni scaturite dalla tossicità dei rifiuti;
  • l’ETA è frequentata da due giovani gemelle siamesi che si giocano, ovviamente, nel doppio;
  • all’interno dell’ETA, i giovani tennisti, per svagarsi, si cimentano nell’ESCATHON, una sorta di gioco di ruolo con racchette e palline che si svolge sui campi da tennis e che, attraverso astrusi calcoli e algoritmi, ha lo scopo di annientare i Paesi nemici.

Insomma, come si può immaginare, riassumere per sommi capi la trama di Infinite jest è impresa impossibile. Anche scoraggiante, quindi è meglio che non vi ci soffermiate più di tanto, se avete davvero la voglia di affrontare questo romanzo. E vi assicuro che di voglia ve ne serve tanta.

Per capire la complessità del romanzo e a cosa andrete incontro, vi faccio un esempio.

Tutti i personaggi hanno un nome, a volte due, e un cognome, a volte due. Ma hanno anche nomignoli e pseudonimi. Inoltre, vengono spesso citati con le iniziali. Del nome o del cognome. O di entrambi.

Così, per tornare al nostro James Orin Incandenza, di punto in bianco sarà J.O.I., oppure James O., o ancora J.O. Incandenza. Ma questo è niente. Come detto, J.O.I. ha anche dei soprannomi. Così, a volte viene chiamato “La cicogna matta”, altre volte “Lui in persona”. E questo giochetto, il buon Wallace lo fa praticamente per TUTTI i personaggi. Capirete, pertanto, come può essere estremamente complicato, specie all’inizio (diciamo per le prime 400 o 500 pagine) orientarsi.

La voglia di leggerlo e andare avanti, dicevo, deve essere tanta.

Però, se riuscirete a trovare questa voglia, la soddisfazione che riceverete dalla sua lettura una volta completata sarà massima e mai provata per nessun altro romanzo.

Ci vuole un tempo infinito per leggere. Io, che mi reputo un buon lettore, non riuscivo a procedere per più di 5-10 pagine all’ora. Tanto che sono arrivato anche a mettere in dubbio le mie capacità di lettura. Non bisogna avere fretta. Mai come in questo caso, la fretta rovinerebbe tutto, costringendovi probabilmente ad abbandonare il libro. Bisogna adeguarsi al ritmo lento di lettura, andare avanti pagina dopo pagina, rigo dopo rigo, parola dopo parola, secondo dopo secondo. Perché, come dice Don Gately, un altro personaggio fondamentale del libro, non esiste un secondo che sia di per sé insopportabile.

Ma di cosa parla, alla fin fine, Infinite jest. In una parola, parla di dipendenza. Dipendenza da qualsiasi cosa: alcool, droghe, tennis, sport, genitori, figli, patriottismi, sesso, amore, invidia, gelosia. Il tutto condensato nella dipendenza assoluta, quella dalla cartuccia di Infinite jest, l’intrattenimento.

Terminato di leggere Infinite jest, ho tirato un sospiro di sollievo, con gli occhi ancora spalancati dalla meraviglia. E poi, sapete cosa ho fatto? Ho riletto interi capitoli, ho riletto le note, ho cercato su internet, letto articoli, commenti, recensioni. Non ne avevo mai abbastanza. Volevo capire fino in fondo, capire che fine avevano fatto i vari personaggi, capire se avevo effettivamente capito tutto.

E ho capito, infine, qual è stato l’intento ultimo di Wallace: è il romanzo stesso a essere l’ “intrattenimento”. Cioè, è esso stesso la cartuccia che tutti si affannano a cercare, perché una volta adocchiato non puoi fare a meno di continuare a pensarci, di continuare a leggere, di approfondire. Finché a un certo punto devi usarti violenza e dire “basta” e passare ad altro. Per non fare la fine di tutti quelli che hanno avuto la fortuna/sfortuna di vedere Infinite jest.

Genere: mainstream, con ambientazione fantastica in un futuro distopico.

Tempo di lettura: tanta. Considerate che se potete dedicare un’oretta al giorno, ci vorranno più di due mesi.

Valutazione: 10 palloncini su 10

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: