Un segreto ben custodito

Acquista il nostro romanzo su Amazon.it
La macchia umana, di Philip Roth

La macchia umana, di Philip Roth

Valutazione: 9 palloncini su 10

Philip Roth è uno dei grandi scrittori americani. Di suo, andrebbe letto tutto. O comunque, la gran parte delle opere. Per ora io sono fermo a due: “Pastorale Americana” e, appunto, “La macchia umana”, che probabilmente sono anche i suoi capolavori.

In entrambi, come in diversi altri suoi libri, la voce narrante è affidata a Nathan Zuckerman, di professione scrittore, evidente alter ego di Roth, quasi che gli sia più semplice scrivere per interposta persona di fatti e uomini, che magari lo toccano da vicino, perché, forse, in questo modo riesce a mantenere quel minimo distacco emotivo dai propri personaggi che ogni scrittore dovrebbe assicurare.

Ciò che ne consegue è, quasi sempre, un ingigantimento della figura del protagonista che, evidentemente, non è il narratore ma colui del quale si narra. Quest’assunto mi è parso valido per entrambi i romanzi di Roth che ho letto. Lo Svedese di “Pastorale Americana” e Coleman Silk di “La macchia umana”, in effetti, appaiono agli occhi del lettore dei veri e propri giganti, le cui qualità e i cui difetti, pur umanissimi, assumono proporzioni pantagrueliche.

Venendo più in particolare alla “Macchia umana”, il romanzo narra la storia di Coleman Silk, un anziano accademico molto colto, dotato di un’ironia pungente che talvolta scade nel sarcasmo e che dà fastidio a certe persone che non hanno la sua stessa integrità morale e intellettuale.

Un fatto accaduto durante una delle sue lezioni, che a prima lettura potrebbe sembrare un banale equivoco ma che a poco a poco si comprende avere un fondamento ben più radicato e importante, gli scatena contro un’accusa di razzismo. I colleghi e gli amici di un tempo lo abbandonano e lui, indignato da tanta ipocrisia, decide con sdegno di lasciare la cattedra. Trova rifugio tra le braccia di un’amante, più giovane di lui di oltre trent’anni, una donna divorziata e con un passato violento alle spalle, cosa che ancor di più scatena contro di lui perbenisti e bigotti, in un continuo stillicidio della dignità di Coleman che finirà per vedere la sua vita ridotta in frantumi.

Al suo unico amico Nathan Zuckerman, il compito di raccogliere e rimettere insieme questi frammenti, attraverso aneddoti raccontatigli direttamente da Coleman, chiacchierate con famigliari e conoscenti e un continuo lavoro di immaginazione che lo spinge a cavalcare le onde di un passato inquieto e sorprendente.

La struttura della trama, che non segue l’ordine cronologico degli avvenimenti, ma quello con cui Zuckerman viene a scoprirli; la scelta narrativa di mescolare fatti di cui è certa la provenienza ad altri che non si capisce bene siano veri o falsi; il lavoro di indagine psicologica che, a ogni pagina, scava sempre più nel carattere del protagonista e che in maniera evidente finisce con lo sconfinare nel sociologico; una personalità, quella di Coleman, se non propriamente borderline, quantomeno inquieta e problematica; tutto questo contribuisce a creare un personaggio davvero memorabile, costringendo il lettore a confrontarsi con i diversi aspetti della sua personalità e a ribaltare continuamente il giudizio che si crea di lui.

Ognuno di noi ha una macchia nel proprio destino. In alcuni di noi, quella macchia è talmente indelebile ed evidente che non può far a meno di confondersi con il destino stesso. Una macchia umana additata e temuta da tutti.

Genere: mainstream con punte di giallo.

Tempo di lettura: 7-8 sedute da un’ora ciascuna.

Valutazione: 9 palloncini su 10

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: