Un segreto ben custodito

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Herzog, di Saul Bellow

Herzog, di Saul Bellow

Herzog, di Saul Bellow

Valutazione: 9 palloncini su 10

Moses E. Herzog è un intellettuale costretto a fare i conti con il secondo divorzio. Non si capacita di quanto gli sia stato fatto dalla moglie Madeleine e dall’amico Valentine. Cerca di farsene una ragione, ma più ci prova, più si trova avviluppato in un gorgo di parole.

Scrive lettere.

Decine e decine di lettere. Ad amici, conoscenti, personaggi famosi, persone morte, a Dio, a se stesso. Lettere che non invierà mai. Si limita a passare da un argomento all’altro, a criticare tutto e tutti con gentilezza, ma ferma convinzione, a cercare difetti in ognuno dei suoi corrispondenti, nei loro lavori, nelle loro teorie, a specchiare in loro i propri fallimenti: come marito, come padre, come scrittore e intellettuale.

Tra una lettera e l’altra, si sviluppa la vicenda in un ebreo di origini russe, consapevole di non far nulla per non meritare l’internamento in qualche istituto psichiatrico, ma che a poco a poco sembra rinsavire, o, per meglio dire, sembra riuscire a sporgere naso e bocca un pochino fuori dall’acqua in cui rischia di annegare, per respirare finalmente.

Herzog è un romanzo scritto in gran parte in forma epistolare. Le lettere sono l’unica arma a disposizione del protagonista per affrontare le delusioni che gli sta riservando la vita. Una vita che Herzog non riesce a comprendere: tutto ciò che lo circonda è brutto o sbagliato e lui non fa altro che respingere le poche persone che vorrebbero aiutarlo per davvero. Preferisce tenersi alla larga da loro, un po’ perché non vuole trascinarle nel suo stesso baratro, e un po’ perché romanticamente persegue un ideale di vita fatto di speculazione filosofica e critica.

Il romanzo di Bellow è uno dei grandi capolavori della letteratura americana. Non è un libro facile. Il registro che lo scrittore usa è molto alto e mette a dura prova il lettore che spesso ha l’impressione di doversi confrontare con un saccente tuttologo, il più delle volte finendo con l’ammettere la propria ignoranza. Però dopo un centinaio di pagine si riesce a entrare nella natura del protagonista, a percepire quelle lettere non come un inutile sfoggio di cultura, ma come una necessità impellente di sopravvivenza, come l’ossigeno che permette a Herzog di tirare avanti, consapevoli che prima o poi quell’ossigeno finirà, Herzog rimarrà senz’aria e morirà, se non riuscirà, come detto a tirare fuori la testa.

E alla fine della lettura, ti rendi conto di volere bene a questo burbero ebreo. Ti rendi conto di essere anche tu un po’ come Moses E. Herzog, un piccolo, burbero, simpatico centro di energia pulsante alla ricerca del proprio posto in un mondo cinico, sadico e alieno.

Genere: mainstream/romanzo epistolare.

Tempo di lettura: Una decina di sedute da un’ora ciascuna.

Valutazione: 9 palloncini su 10

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