Un segreto ben custodito

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L’Arminuta, di Donatella Di Pietrantonio

L’Arminuta, di Donatella Di Pietrantonio

Valutazione: 8/10

L’Arminuta in principio mi ha fatto storcere storcere il naso. Più di una volta. Procede lentamente, quasi sonnecchiando. La storia sembra non decollare mai. Tu continui a leggere più che altro perché sei consapevole che lo strazio finirà presto, dal momento che si tratta di un libricino di circa 150 pagine stampate con interlinea molto ampio.

Poi, a un certo punto, ti rendi finalmente conto che il libro non decollerà mai. Ed è in quel preciso momento che ti abbandoni veramente alla lettura, e inizi a godertelo.

Arminuta è un termine dialettale abruzzese traducibile con “ritornata” e parla, appunto, di una bambina che, ancora in fasce, fu dalla madre affidata a una lontana cugina e che, ora, a tredici anni, viene riconsegnata alla famiglia originaria, “orfana di due madri viventi”. Neanche fosse un pacco postale.

La nuova condizione di vita della protagonista è completamente differente dalla precedente. Adalgisa, la sua madre adottiva, non le faceva mancare niente: piscina, danza, vestiti, libri. La vera madre riesce ad assicurarle solo un tetto sopra la testa e pasti non troppo vari né abbondanti.

La bambina fatica ad adattarsi, ma trova un salvagente, la sorella Adriana, più piccola di lei, poco colta come il resto della famiglia, ma dotata di un’intelligenza vivace e pratica di fronte alla quale sembra impallidire anche la spiccata intelligenza della protagonista.

E questo è quanto.

Cioè, la storia va avanti, con diverse svolte, più o meno forti, fino ad arrivare alla sua conclusione. Quello che voglio dire è che il soggetto è di per sé sufficiente per consentire all’autrice di sviluppare un mondo “incantato”, fatto di piccoli gesti quotidiani, di dialoghi stentati, di sentimenti nascosti, di momenti di inaspettata complicità. In una parola, di Sopravvivenza. E Resistenza.

Sopravvivenza rispetto alla Vita stessa che agli occhi di un bambino può essere molto complicata e ingiusta.

Resistenza di fronte al Destino, che sembra tramare di nascosto perché l’essere umano si arrenda alle avversità, alle complicanze, alle incomprensioni.

C’è chi lo fa, chi getta la spugna, e non gliene si può dare una colpa.

Ma c’è anche chi resiste. Come le due sorelle che riescono a trovare l’una nell’altra la forza di andare avanti. Così diverse, così culturalmente lontane, e al tempo stesso così simili nell’audacia con cui decidono di vivere, nella tenacia con cui si mantengono aggrappate alla Vita, “come un fiore improbabile, cresciuto su un piccolo grumo di terra attaccato alla roccia”.

Per raccontare la Resistenza ci vogliono le parole adatte.

E l’autrice dimostra di conoscerle e di saperle usare: parole semplici, sincere, svuotate di tutto tranne che del proprio contenuto più autentico e antico. Parole delicate e, nella loro delicatezza, estremamente dure:

“Stringendo un poco le palpebre l’ho presa prigioniera tra le ciglia”.

Parole dal significato antico, che raccontano un mondo altrettanto antico, che procede lento, al ritmo delle stagioni, apparentemente immoto, come la terra:

“Non hai colpa se dici la verità. È la verità che è sbagliata”.

Uno stile asciutto e orgoglioso che mi ha ricordato un fumetto letto da poco, di due autori giapponesi, Mariko Tamaki e Jillian Tamaki: “E la chiamano estate”, che, a sua volta, mi ha ricordato lo stile inconfondibile di un altro autore giapponese Jiro Taniguchi che, in capolavori senza età come “Al tempo di papà”, riusciva a raccontare la grandezza dei piccoli gesti quotidiani.

L’unica vera pecca di questo romanzo, secondo me, è il prezzo. Non per fare il tirchio, ma 17,50 Euro per, come dicevo prima, un centinaio di pagine sono davvero troppi.

Il prezzo che si deve pagare al marketing.

E in fondo la colpa è nostra: se ci reputiamo buoni lettori, dovremmo essere più attenti e abili nello scovare certe gemme prima che il mercato se ne impossessi. Ma a volte serve anche un pizzico di fortuna. Nel frattempo, la parola d’ordine è sempre e comunque una: Resistenza!

 

Genere: mainstream.

Tempo di lettura: 2-3 sedute da un’ora ciascuna.

Valutazione: 8/10

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